"Non è Cadice, neppure Messico e neppure Casablanca, la città più bianca del mondo è Ostuni" Non è uno slogan pubblicitario, ma una delle tante citazioni tratte dalle frasi celebri dedicate alla città dai numerosi suoi illustri visitatori. Per chi percorre la via che scorre lungo questo tratto meridionale della costa adriatica, Ostuni, nel cuore della Puglia, appare quasi una sorta di miraggio di luce e di calce, un sogno etereo al cui fascino è difficile sottrarsi.

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E' questo il primo colpo d'occhio che la città offre di sè per poi svelarsi, a poco a poco, in uno straordinario caleidoscopio di meraviglie. Dalla piazza principale, mosaico archittetonico di stili, dominata dalla facciata di un antico convento francescano, oggi sede del Municipio, e dal barocco obelisco del protettore Sant'Oronzo, si accede, attraverso un'erta salita, al centro storico, esempio inimitabile di architettura popolare tra i piu' suggestivi che in terra di Puglia sia dato ammirare.
Torri bastionate, labirinto di vicoli, scale e scalinatelle, archi, portali, altane di rossi gerani evocano il clima della casbah. Sulla sommità del colle, in una silenziosa piazzetta, prospettano la superba facciata tardo-gotica della Cattedrale, il pallazzo del Seminario e quello Vescovile, sulle cui pareti una meridiana ritma con l'ombra del suo gnomone il fuire del giorno in questo spazio dove il tempo sembra essersi fermato.

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Nome tutelare dell' antico borgo è la calce che le donne del quartiere spargono con cadenza fissa e con pennellate quasi ossessive , sua dolce vestale è invece da qualche anno "Delia" il nome con cui è stata ribattezzata la giovane gestante morta circa venticinquemila anni fa e rinvenuta nel 1991 in una grotta dell'area archeologica di Santa Maria D'Agnano.

Oggi Delia, custodita nel Museo delle Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale, allocato in un antico convento di clausura, si offre al visitatore con il fascino della sua giovinezza senza tempo e la dolcezza della sua incompiuta maternità, testimoniando l'antichità di una terra ricca   di un sommerso archeologico che si disperde fra boschi di ulivi secolari. L'itinerario che va alla ricerca di frammenti di storia remota si snoda tra mare e collina e scopre un imprevedibile giacimento di memorie: il dolmen, l'affascinante ordito degli insediamenti rupestri di tipo civile e monastico, le specchie costituiscono l'eredità di quei popoli che frequentarono queste contrade sin dal paleolitico medio.

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Una città da visitare passo passo, al di fuori di ogni stereotipa guida turistica,per scoprire angoli suggestivi, segni ed echi di storia plurisecolare, per ammirare i capolavori dell'arte di provincia.Palazzi ora severi ora sontuosi, a volte, sempilci case palazzate, ingentilite da preziosi portali e sormontate da misteriose maschere aprotopaiche punteggiano l'antico borgo ed i quartieri ottocenteschi, interrompendo con il caldo ocra della pietra il bianco accecante dell'abitato.
Chiese di vari stili ed epoche custidiscono al loro interno significativi tesori d'arte e raccontano la storia del progressivo ampliarsi dell'abitato attraverso i secoli. Ogni rione, infatti, si raccoglie ed è dominato dall'emergenza del luogo di culto da cui molto spesso trae il suo stesso toponimo. Antico borgo agricolo, Ostuni è oggi una moderna ed industriosa cittadina dove la cultura urbana ha stemperato i segni della civiltà contadina senza tuttavia cancellarne i valori.

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La città vive da sempre nell'abbraccio di questa sua campagna che dalle balze delle ultime Murge si affaccia alla Valle d'Itria, offrendo al visitatore un'imboscata di emozioni straordinarie. Trulli, "casedde", masserie scandiscono lo spazio agrario, dando luogo ad una vera e propria gerarchia architettonica che molto spesso trasferisce in campagna gli stilemi urbani in una sorta di "continuum" culturale.
Nel territorio di Ostuni il patrimono masserizio è tra i piu' cospicui di tutta la regione; veri monumenti della storia di queste contrade oggi esse rappresentano la nuova frontiera del turismo attorno a cui si va, via via, elaborando un'offerta inedita che consente di coniugare la semplicità, i silenzi, la pace della vita agreste con le piu' dinamiche e mondane occasioni della vacanza balneare.

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E' proprio il mare la doppia anima della città, quell'orizzonte di cobalto che occhieggia in lontananza tra l'argentea selva degli ulivi ed i cui effluvi salmastri nelle giornate di maestrale raggiungono il candido colle. La marina di Ostuni si snoda per venti chilometri ricca di promesse, puntualmente mantenute: una costa dai fantastici contrasti cromatici tra baie, calette incantate, improvvise scogliere, tratti straordinariamente merlettati dove la macchia mediterranea cresce rigogliosa nelle molteplicità delle sue essenze.
Circoscrivere, tuttavia, la valenza di Ostuni ad un'esclusiva funzione balneare è senza dubbio riduttivo e non rende giustizia ad un territorio che per bellezze naturali ed artistiche, suggestioni e colori, specificità ed opportunità è in grado di offrire il meglio del meglio in tutte le stagioni. Completano il corredo di incantamento la lunga teoria di eventi, iniziative di accoglienza e manifestazioni rituali della religiosità popolare.

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Tra queste ultime, occupa un posto di primo piano la "Cavalcata di Sant'Oronzo" attorno alla quale si organa e ripartisce un intero anno in attesa di quel ventisei agosto che rinnova, con il colorato drappello di cavalieri, il solenne cerimoniale in onore del Santo. Feste, tradizioni, momenti di folclore hanno il loro epilogo nelle seduzioni della tavola.
E qui si apre d'obbligo il "capitolo gastronomia" ; acceniamo al volo, ricordando che Ostuni accoglie il visitatore presentandogli uno staordinario buffet imbandito dalla natura: le fresche verdure, i prodotti del pescoso Adriatico, il pane e la pasta fatta in casa, il pregiato olio d'oliva, gli straordinari prodotti caseari costituiscono, insieme con il vino, le materie prime di una cucina antica, che la fantasia popolare reinventa quotidianamente.

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